tradimenti
La fidanzata del mio amico (parte 31)
03.04.2026 |
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"M — “Mi sa che gli lascio il perizoma come ringraziamento per la ripassata…”
Il mio pacco stava esplodendo..."
Le parole di Letizia mi rimasero impresse, distraendomi parzialmente dall'infedeltà di Maria. Cosa voleva organizzare? Voleva prendere il controllo della mia vita per una notte…
Martedì.
Maria era in biblioteca.
Il mio cellulare vibrava ininterrottamente.
La mia ragazza non aveva freni, godeva nel sapere che ero distante, a chilometri di distanza, a immaginare tutto.
M — “Buongiorno Amore... Sono in biblioteca! Oggi lo scirocco è ancora peggio di ieri, almeno qua si sta meglio! Ho messo quel vestitino di seta azzurra, hai presente quello che scivola via con un soffio? Giovanni è qui accanto a me, sta ripassando le successioni a voce bassa, ma è distratto! Continua a guardare la mia scollatura. Oggi il reggiseno non l'ho messo perché contavo che mi portasse quello che ho dimenticato ieri a casa, ma non lo ha portato...”
Io — “Non ti sembra di esagerare ora?”
M — “Esagerare? E cosa avrei fatto?”
Io — “Già te lo sei fatta ieri a casa sua, sono sicuro… e sei così stronza da avermi dato tutti gli indizi. Ti è piaciuto!”
M — “Chi ti ha detto che me lo sono fatta? Non l'ho mai detto…”
Io — “Sì sì, continua a giocare!”
M — “Stavo pensando al prossimo gioco in effetti… appena andrà in bagno, magari gli faccio trovare il suo libro chiuso, con in mezzo il mio perizoma! Così io sto ancora più fresca. Vediamo come reagisce lui… e vediamo come reagisci tu!”
Non risposi, decisi di concentrarmi sul lavoro, anche se con molte difficoltà.
Venti minuti dopo, una foto: libro chiuso, un segnalibro particolare.
Si vedeva il lembo di stoffa;, evidentemente aveva dato seguito a quanto pensato.
Io — “Me la pagherai! È una promessa!”
M — “Vedo che funziona! Ottimo, magari gli chiedo di mettersi accanto a me invece di stare uno di fronte all'altro… si sarà stancato di guardare la mia scollatura!”
Scrissi a Letizia, raccontandole la conversazione.
Mi rispose che mi aveva avvisato, Maria era stata chiara durante il racconto della sera prima, avrebbe giocato anche in biblioteca con l'obiettivo di farmi morire.
Concluse dicendomi di tenere duro fino a venerdì.
Passò qualche altro minuto.
Altra foto di Maria. Inquadratura bassa, da sotto il tavolo
Una grande mano sulla parte interna della coscia, le sue gambe divaricate.
M — “Non ho neanche dovuto proporglielo, si è seduto direttamente accanto a me… ha poggiato la mano e iniziato a leggere il libro. Pian piano, centimetro dopo centimetro, la mano si addentra sempre di più!”
Io — “A questo punto portalo direttamente in bagno, no? Così la smettiamo con questa puttanata!”
M — “Ah… posso? Mi dai il permesso?”
Io — “Mi prendi in giro?”
M — “Me lo hai detto tu di portarlo in bagno. Secondo me accetterebbe, ma l'unico modo per esserne certi è farlo…”
Io — “Fai come credi, tanto hai già deciso!”
Un'altra foto.
Stessa inquadratura.
La grossa mano era sparita, aveva già raggiunto l'inguine.
M — “Lo dovrei fermare secondo te?”
Decisi di spegnere il telefono.
Lo riaccesi dopo un paio di ore.
Una foto con autodistruzione.
Gambe spalancate, due dita della grossa mano dentro di lei.
M — “Non riesco a fermarlo… cosa mi consigli?”
M — “Dove sei? Le cose qui stanno degenerando…”
M — “Hai staccato internet? Puoi solo rimandare, non evitare!”
M — “Prima mi dai brutti consigli, poi non mi aiuti a fermare tutto… Peggio per te, lo hai voluto tu!”
Foto con autodistruzione.
Inquadrato il corpo di Maria, piegato in avanti.
Vestitino sollevato, seno libero.
Dietro, il corpo di un uomo robusto con jeans e mutande ad altezza ginocchio. Sullo sfondo, un vecchio bagno.
M — “Mi sa che gli lascio il perizoma come ringraziamento per la ripassata…”
Il mio pacco stava esplodendo.
Io — “Sei una puttana!”
M — “Buongiorno! Ti sei svegliato finalmente?”
Io — “Sai, c'è chi deve lavorare, e chi invece fa finta di studiare e invece fa la troia!”
M — “Forse non è chiaro allora! Io non faccio la troia… io lo sono! Avevo messo in letargo quella parte di me, tu l'hai risvegliata e poi hai avuto l'infelice idea di sfidarla… Questo è il risultato! Comunque sì, l'ho portato io in un vecchio e lurido bagno dell'archivio che so non viene mai utilizzato! E sì, mi sono fatta scopare! E sì, ieri abbiamo scopato per un'ora di mattina, e di nuovo nel pomeriggio, abbiamo rotto il suo letto! Ha dovuto mettere il materasso per terra stanotte per dormire e ordinare una nuova struttura! Volevo farmelo da un po’ perché ha la fama di uno che ti rompe... Non per le dimensioni, tu sei superiore… ma per la forza fisica! Da due anni mi chiede di uscire, allunga le mani… Ho sempre evitato le sue avance! Però poi gli ho scritto domenica sera, ero incazzata con te, e gli ho detto che accettavo di studiare con lui a casa sua… mi ha invitata subito! Volevi la fidanzata puttana? Eccola! Sono piena di lividi e dolori, ho ingoiato il suo sperma ieri e poco fa, ho ancora il suo sapore in bocca! E domani mattina sono di nuovo da lui, ma senza libri. Mi faccio scopare tutto il giorno, gli ho detto che non ci saranno limiti… gli darò pure il culo! E non sto scherzando! Ancora non hai visto niente!”
Non dissi altro se non che sarei passato a prenderla dopo cena.
Arrivai sotto casa sua, Maria salì in macchina.
M — “Dove vuoi andare?”
Nessuna risposta da parte mia.
Solo minuti di silenzio.
M — “Mi stai facendo preoccupare…”
Parcheggiai nel mio box.
La presi per mano e la tirai verso il portone.
Aperta la porta, la spinsi dentro e poi sul letto, faccia contro il materasso.
Non ci fu spazio per i preliminari, né traccia di alcuna dolcezza.
Maria provò a girarsi, a mormorare che era indolenzita, ma non mi importò.
Io — “Hai detto a lui che gli darai il culo domani? Ti sbagli! Quello che è mio, lo prendo io per primo… E lo prendo in un modo che ti farà dimenticare anche come si cammina!”
Presi il lubrificante, lo versai sul suo buchino e sulla mia mazza già pronta all'uso.
Cercò di fermarmi, due violente sculacciate la zittirono.
Entrai piano, ma non pianissimo.
Mi implorò di fermarmi, ma continuai senza remore.
Arrivai in fondo e mi fermai per farle sentire tutto.
Stringeva le lenzuola.
Si lamentava per il dolore e il bruciore.
Iniziai pian piano, finché il rapporto non divenne furioso, punitivo.
Usai il mio bastone per sottometterla completamente, imponendole quel rapporto anale che lei aveva promesso all'altro.
Io — “COSA SEI TU?”
M — “AHI!”
Io — “COSA SEI TU? RISPONDI!”
M — “UNA PUTTANA!”
Io — “LA PUTTANA DI CHI?”
M — “T… T… TUA! AHI!”
Le tirai i capelli — “E ricordalo sempre!”
Per una ventina di minuti il culo di Maria venne aperto come mai nessuno aveva osato, nemmeno io fino a quel momento.
Fu un atto di esproprio.
Volevo che ogni fibra del suo corpo urlasse il mio nome, non quello di Giovanni.
Maria gemeva, alternando grida di dolore a respiri affannosi, affondando il viso nel cuscino mentre piangeva per la pressione e il bruciore.
Venni dentro, lasciandola piegata dai dolori su quel letto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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